Il 4 novembre alle ore 21.30 è andato in onda su YouTube, un OR-AperiTech Live leggermente diverso dal solito. Questa volta non è stato presentato un nuovo progetto ma un consolidato socio, uno dei più attivi di Officine Robotiche, nonché past President e tra i soci fondatori: Guido Ottaviani.

L’evento #OR-AperiTech è un appuntamento on-line tra Maker e appassionati di tecnologia. Organizzato da Officine Robotiche,  come descritto nel primo articolo.

Guiott
OR-AperiTech con Guido Ottaviani

Parlare di, e con, Guido è stato facile. Il difficile è stato rientrare in tempi non troppo lunghi, cercando di evidenziare gli aspetti più salienti del suo percorso, come professionista e come Maker. Secondo il paradigma, che è stato un po’ anche il leitmotiv delle ultime MakerFaire, con Alessandro Ranellucci che cerca di  attivare il passaggio Maker To Market. Non perché tutti gli “smanettoni” o nerd non possano rimanere tali a vita, ma come dare una sorta di obiettivo a un’attività che nasce spesso, quasi per gioco, evidenziando come possa anche diventare una professione a tutti gli effetti.

Guido è stato Maker ante litteram, da giovanissimo (non proprio ai tempi degli antichi romani, come è stato detto per gioco nel corso dell’intervista), professionista come progettista in una grande realtà romana di quello che allora ancora non si chiamava ICT e poi come manager tecnico per l’editoria. E poi di nuovo Maker a tempo perso e infine professionista nella progettazione di hardware embedded a tempo pieno.

Nel corso di una informale intervista, si è ripercorsa nella prima parte, più che la storia di Guido, quasi la storia di Officine Robotiche vista da Guido.

C’è anche la tutta la filosofia di Officine Robotiche in questi passaggi. Perché il nostro credo è la divulgazione. Come più o meno tutti abbiano appreso dagli altri, e come gli stessi poi abbiano cercato di ridiffondere quanto appreso. E il sito di Guido, nella parte Maker (https://guiott.com/makers.html),  ne è la controprova. Guido ha anche scritto diversi articoli su riviste nazionali e internazionali, diventando anche un punto di riferimento per diversi studenti anche universitari.

Nella seconda parte si è visto poi come sono state messe a frutto tutte le conoscenze, per poi realizzare prodotti altamente professionali. Si è spiegata la differenza tra prototipo e prodotto. Il concetto che un Maker può permettersi un never-ending prototype. Un qualcosa che è in eterna evoluzione, che cresce nelle funzionalità ma spesso non è operativo. Diciamolo, la sindrome del e-se-ci-mettiamo-anche-questo è presente in buona parte dei Maker. Un prodotto, no, deve funzionare e nel più breve tempo possibile. Ha spiegato quali sono i tempi per la prototipazione: partendo dalla progettazione dello schema elettrico sulla base delle specifiche, spesso non complete, passando per la fase di ricerca dei componenti adatti, fino all’assistenza per la realizzazione del PCB (Printed Circuit Board) con il montaggio dei componenti su di esso.

Qui ci sono le slide presentate come traccia durante l’intervista: StoriaGuiott

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